Ramadan, al di là degli stereotipi. - Ramadan, al di là degli stereotipi.
 
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    Palizzi Curiosità 30/05/2018 30/05

    Ramadan, al di là degli stereotipi.

    Ramadan, al di là degli stereotipi.

    Il Ramadan è il nono mese dell'anno secondo il calendario islamico. Il mese nel quale si pratica il digiuno, in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto. Ha una durata di 29 o 30 giorni che variano in base al calendario lunare che dura circa dieci giorni in meno rispetto a quello solare gregoriano utilizzato nella maggior parte del mondo. Ogni anno tutti i mesi islamici arrivano con dieci giorni di anticipo rispetto all’anno precedente, ma ci siamo mai chiesti cos’è per loro e perché lo fanno? Sappiamo davvero tutto?

    Cosa pensano i giovani musulmani che vivono nel nostro paese; i figli di emigrati, quelli che vediamo la sera in giro, quelli che conosciamo e che percepiamo, se pur non volendo, differenti per cultura e religione? Sia chiaro che ognuno è differente per il suo vissuto. Siamo tutti diversi: ma conosciamo e comprendiamo il punto di vista degli altri?

    Atef Messaoudi è un giovane ragazzo musulmano, figlio di una famiglia musulmana che frequenta l’ITSET Palizzi di Vasto come molti altri. Gli abbiamo chiesto se potevamo fargli alcune domande.

    Come vivi la tua religione nella società occidentale? È tanto diversa dall’Oriente?

    Quando si parla di “musulmani” sembra quasi che si parli di un mondo sconosciuto. Tengo a precisare che sono nato in Italia ma vado spesso in Marocco dove abbraccio una realtà completamente diversa, cambio il mio modo di pensare e di vivere la mia religione semplicemente perché sono a contatto con persone che credono fermamente nei miei stessi principi.

    Il concetto di comunità è la differenza sostanziale in quanto qui in Italia siamo in minoranza e poco raccolti, invece lì c’è un insieme unitario di credenti che prega all’unisono. Come un ritiro spirituale in pratica. Ma si prega lì come si prega qui. Quando torno in Italia la vita ricomincia come sempre ma a parer mio senza troppe differenze anche essendo osservante.

    Alla fine sono due mondi distinti che fanno parte di me.

    Quindi sei osservante...parlando di Ramadan tu quando lo hai iniziato? Vuoi dirci qualcosa brevemente su di esso?

    Sono osservante ma non estremista. Dovrei pregare cinque volte al giorno ma dovrei riprendere un attimo la mano per così dire, sono ancora giovane. Posso dirvi che io ho iniziato il Ramadan a 14-15 anni e che non è poi così male; non mangi per 30 giorni dall’aurora al tramonto e quest’anno cade dal 16 maggio al 14 giugno. So che si devono astenere i bambini, i malati e le donne incinte.

    Non lo reputi difficile in questi 30 giorni? E dopo il tramonto tu che fai? Non hai fame?

    Come se ho fame, solitamente per combatterla dormo, ma difficile è un parolone... dopo che ti sei abituato va tutto tranquillo. Ci si alza solitamente prima dell’alba e si fa una sorta di colazione piuttosto abbondante; per il resto della giornata non si mangia né beve nulla e si deve abbandonare ogni tipo di vizio. Ho visto alcolizzati rimanere sobri per tutto il Ramadan, dopo il tramonto si può riprendere a mangiare. Alla fine c’è una festa che si celebra in famiglia.

    Ti hanno mai chiesto qui al Palizzi qualcosa riguardante la tua osservanza religiosa?

    No, perché i miei compagni non mi hanno mai considerato o visto diverso da loro. Come ho già detto, vivo da diversi anni a Vasto e pure essendo osservante non è mai stato un motivo di esclusione e di pregiudizio. Sicuramente mi è stato chiesto più spesso da dove vengo, come si vive nel mio paese e se è vero quello che si vede in televisione, ma le domande sulla mia religione sono sempre state pochissime e legate più agli aspetti che “fanno notizia” come il digiuno o il bere che non ai precetti del Corano.

    Cos’è per te il Ramadan? C’è uno stereotipo che vorresti sfatare?

    È il Natale per i cristiani. Credo sia inutile dire che ogni musulmano fa il Ramadan ed è davvero difficile trovare chi si astiene anche perché è un precetto religioso e uno dei cinque pilastri dell’Islam. È una commemorazione, dovresti concentrarti di più nella preghiera e nella riflessione, leggere il Corano e soprattutto fare opere di bene e carità. Per esempio noi aiutiamo una famiglia bisognosa.

    Io come musulmano vivo la mia religione a pieno anche in Italia. Spero di avervi fatto capire che questa religione può mettere in condizione gli individui di non perdere la propria identità socio-religiosa. Al di là degli stereotipi, dunque, credo che non dovrebbero esserci particolari distinzioni e soprattutto alcun pregiudizio anche perché ogni volta che parliamo o soltanto pensiamo noi ragioniamo su un “modello” del reale, ma in realtà non è così e lo sappiamo bene tutti quanti.

    di Maria Muratori

    di Paola Di Vincenzo


    Parole chiave:

    islam , ramadan

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