Un nuovo rapporto tra uomini e animali: la Pet Therapy - Avere un animale accanto trasforma le giornate e ci aiuta a sorridere.
 
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Un nuovo rapporto tra uomini e animali: la Pet Therapy

Avere un animale accanto trasforma le giornate e ci aiuta a sorridere.

Gli animali hanno un certo influsso sull'uomo, molto spesso positivo. Questa osservazione ha portato allo sviluppo di quella che oggi chiamiamo Pet therapy, ma che risulta ancora abbastanza sconosciuta. Al fine di saperne qualcosa in più, abbiamo intervistato Ilenia Trombetta, giovane attivista per gli animali.

 Come è nata questa tua grande passione per gli animali?

I miei genitori mi hanno sin dall'inizio insegnato il rispetto verso gli animali e trasmesso un amore incondizionato nei loro riguardi. Poi è arrivata Lea,una cagnolina speciale con una storia difficile alle sue spalle. Con lei ho scoperto un mondo a me sconosciuto, quell'infame realtà che troppo spesso viene riservata agli animali di strada, ed è nato in meil desiderio di combatterla. Per questo ho fatto la guardia zoofila per l'OIPA. Lea aveva inoltre una innata capacitàdi relazionarsi con i bambini: insieme a lei mi sono avvicinata al meraviglioso mondo della pet therapy. Così, ho scelto di dedicare la mia vita agli animali.

 Ti sei occupata a lungo di pet therapy: che cos'è precisamente?

È un insieme di attività di supporto alle terapie convenzionali e si basa sull'interazione tra uomo e animale. Ha radici profonde,ma è stata messa in evidenza solo negli anni '60, quando un noto psichiatra osservò che durante le sue sedute con un bambino autistico, l'approccio del bambino col terapeuta se si trovava al fianco del proprio cane. In questo e in altri casi, il cane riusciva un po'ripristinare i rapporti con le altre persone. L'affetto e l'accettazione incondizionata dell'animale nei confronti dell'uomo sono la base di questa terapia: il non sentirsi giudicati che ci sprona ad abbattere quei muri che ogni giorno costruiamo di fronte alla vita, con le nostre paure e le nostre insicurezze. La comunicazione non verbale, del resto, stimola la creazione di un legame empatico, non mediato né falsato, quindi il piu autentico. Il rilassamento mentale e fisico che ne scaturisce, infine, permette all'uomo di lavorare sui propri problemi psichici, come anche motori.

 Chiunque ha un animale può fare la pet therapy?

La pet therapy non va banalizzata. Non si improvvisa. Servono conoscenza e preparazione, va fatta consapevolmente al fine di tutelare sia l'utente sia l'animale. Bisogna seguire un corso riconosciuto dalla Carta Modena 2012, carta dei servizi approvata dal Ministero della Salute, per far parte di una équipe di pet therapy. Per comprenderne l'importanza, le terapie assistite con gli animali, finalizzate alla cura di disturbi fisici, psicomotori, neurologici, cognitivi, emotivi, relazionali, ad esempio, necessitano di una prescrizione medica.

 Hai portato la pet therapy in un centro di riabilitazione a Bolognano. Come è stato?

In quel centro di Bolognano ho incontrato persone affette principalmente da autismo. E la mia, con loro è stata un'esperienza pazzesca. L'arrivo del cane era vissuto come una vera e propria occasione di festa: chiunque desiderava interagire con esso, e manifestava il proprio desiderio saltando, gridando e ridendo. Lavoravamo con Nuvola, una meravigliosa labrador nera. Ricordo bene la gioia di un ragazzo autistico nel vederla: in quel periodo le sue crisi si erano aggravate, ed il giorno in cui arrivammo, i medici preferirono non farlo venire con noi. Pianse forse per due ore alla notizia. Ma quando decisero di farlo scendere in giardino a salutare il cane, egli, in tutta la sua contentezza, si gettò su Nuvola e rimase a giocare con lei a terra, e rideva, rideva, rideva...Nuvola aveva portato il sorriso laddove non c'era. Ricordo anche di un ragazzo iperattivo, il quale non riusciva, in condizioni normali, ad acquietarsi per un po'. Ma con Nuvola accadde: seppe restare disteso accanto a lei forse per un quarto d'ora, col sorriso stampato sulla faccia e gli occhi puntati al cielo.

 Hai fatto esperienza anche nel carcere di Chieti...

Nel carcere maschile di Chieti, la pet therapy ha avuto la funzione di mediare gli incontri dei bambini con i loro papà detenuti. Anche qui grandi emozioni. Un carcere fatto di muri, pistole e manette, papà tristi, mamme tristi e bambini seduti accanto a loro a guardare il vuoto. L'arrivo del cane era anche qui una festa, portava mille colori in un mondo grigio come quello. La cosa strabiliante è che giocando alle nostre attività ludiche, i bambini si entusiasmavano così tanto e più di una volta li vidi correre a prendere i loro papà per mano e giocare insieme. Un'ora di gioia e risate in un ambiente che trasmetteva tutt'altro: ho avuto la fortuna di toccare con mano queste emozioni.

 

di Linda Frigioni


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