Quando i muri diventano poesia - La poesia vive ancora, e cammina in strada accanto a noi: basta accorgersene.
 
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M. Vitruvio P. Cultura 03/03 03/03

Quando i muri diventano poesia

La poesia vive ancora, e cammina in strada accanto a noi: basta accorgersene.

Le mani. Mani che creano e mani che distruggono, mani che compongono e mani che lacerano, mani che stringono e mani che feriscono. Ci sono mani che scrivono su fogli bianchi con penne nere, e fanno dell'inchiostro un'architettura di parole. E fino a quando esisteranno queste mani, nascerà una poesia sempre nuova: perché nonostante tutto, nell'impaziente frenesia di una società che corre c'è chi sa ancora fermarsi. E lo fa scrivendo poesie.

La poesia non è cosa obsoleta, anche se ci sembra essersi esaurita nella storia con l'ultimo autore studiato al quinto superiore. C'è chi vuole porre fine a questa credenza, c'è chi vuole ridonare alla nobile arte di Apollo il trono perduto. Con questo proposito nasce il Movimento per l'Emancipazione della Poesia, a Firenze nel marzo 2010: solo un gruppo di ragazzi animati da un amore del tutto disinteressato per la poesia, poeti anonimi col sogno comune di riportare quest'arte alle persone, per le strade, nelle piazze. Un gruppo che si è esteso fino a raggiungere numerose città italiane fra cui Bari, L'Aquila, Pescara, Roma, Milano, Genova fino ad estendersi in Europa, fra Siviglia, Berlino e Parigi. Il Mep concretizza questa sua volontà in particolare attraverso l'attacchinaggio di poesie, sui muri più logori delle città: un atto arrogante, sembrerebbe, ed anche illegale, ma forse la via più efficace per comunicare a tutti.

Se dunque camminando sui marciapiedi, fra vicoli e lampioni vi accorgerete di fogli attaccati ai muri, magari strappati, rammolliti dalla pioggia o mezzi bruciati, fermatevi un attimo: forse non saranno i soliti avvisi da parte del Comune, ma pensieri, sentimenti, dediche, anime che si esprimono in versi. E se così sarà, recheranno l'inconfondibile timbro rosso del Mep. Non vi sarà la firma dell'autore: ogni singolo membro del movimento agisce in anonimato per porre in primo piano la sola poesia e promuovere la necessità di tornare a confrontarsi con essa stessa in generale.

Alle mani che scrivono si aggiungono ora le mani che incollano: al di là di strappi e scarabocchi, la poesia continua a vivere, come noi stessi facciamo, con tutte le nostre ferite.

di Linda Frigioni


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