ANORESSIA: “il Mostro che ha divorato il mio corpo” - Pensieri ad alta voce di chi ha sconfitto l’anoressia
 
Stai leggendo il giornale digitale di Mattioli San Salvo su
Clicca qui per leggere il giornale di un altro Istituto.

ANORESSIA: “il Mostro che ha divorato il mio corpo”

Pensieri ad alta voce di chi ha sconfitto l’anoressia

Noi studenti del bienno dell'IIS Mattioli, alcuni giorni fa, abbiamo assistito ad una conferenza sui disturbi alimentari. La psicoterapeuta prof.ssa Ricciuti e la dietista dott.ssa Maccione hanno presentato i principali disturbi dell’alimentazione quali l’anoressia, la bulimia, il BED (disturbo dell'alimentazione incontrollata) e l’obesità.
Ho sempre provato una certa sensibilità sul tema dei disturbi alimentari. Ho sempre pensato che nella società di oggi, dove i social e la televisione trasmettono immagini di un corpo perfetto, l’adolescente venga indotto a confrontarsi con esse, troppo spesso in modo ossessivo.                                                                                                               
Il ragazzo tende a costruire un’immagine distorta del proprio fisico e del proprio essere. Solo in Italia 6 milioni di persone sono affette da disturbi alimentari, tra queste, la metà sono adolescenti.
È sempre stato difficile per me parlare di disturbi alimentari visto che ho vissuto uno di questi sulla mia stessa pelle. Per circa un anno ho combattuto con quel mostro che chiamano anoressia. Avevo appena 12 anni e fino ad allora il mio fisico era l’ultimo dei problemi e il pesarsi e monitorare il proprio peso sulla bilancia non era nemmeno nelle intenzioni più remote del mio cervello. Un giorno, tuttavia, dopo aver litigato con quella che reputavo essere la mia migliore amica, passai davanti allo specchio e mi sentii, all’improvviso, brutta e inadeguata. Notai solo allora la pancia sporgente e la pelle in eccesso delle braccia e delle cosce. Iniziai a tirarmi e a “grattare” via la pelle in eccesso, continuai così finché non rimasero dei segni rossi sulla pelle.
Era l’inizio di tutto, di quell’abisso nel quale di lì a poco sarei sprofondata. Pochi giorni dopo, per la prima volta, mi ritrovai in bagno e mi provocai il vomito. Era gennaio della seconda media e quando lo feci mi sentii libera, eppure ero diventata prigioniera di me stessa. Non mangiavo più come prima e quando mia madre se ne accorse le dissi che non riuscivo a mangiare a causa dell’apparecchio ai denti. Una scusa banale con cui riuscii a calmarla. Per me era quasi facile vomitare, bastava immergersi nelle paranoie, nella rabbia e nella delusione per sentire il primo conato. Andai avanti così per una settima. Facendo finta di stare male, ridussi le quantità di cibo, poi smisi di vomitare. Usavo altri metodi per non “ingrassare”. Cercavo di condurre una vita molto frenetica, di non dormire la notte e di non mangiare se nessuno mi controllava. In un mese avevo perso 4 chili, tanti per chi ha già una costituzione esile. Le ossa iniziavano a vedersi, ma non era abbastanza per me. Andai avanti così finché arrivai a pesare 32 chili. Controllavo costantemente il peso sulla bilancia, che era diventata la mia migliore confidente. Proprio quando raggiunsi gli agognati 32 chili e le ossa iniziavano a sporgere e i gomiti a piagarsi, capii di aver raggiunto il limite.
Mi guardai allo specchio ed ebbi paura di me stessa. Capii di stare per cadere in un baratro che mi avrebbe condotto alla morte. Era iniziato tutto per uno stupido litigio, persino i miei compagni mi dicevano che ero fin troppo magra.  Decisi di chiedere aiuto e fu proprio mia madre l’angelo che mi tese le mani e mi aiutò a guarire. Ancora per molti mesi piansi quando vedevo salire il mio peso di cento grammi. Per un anno intero non mangiai dolci e patatine fritte, per un anno intero sfogavo la mia frustrazione pulendo ogni cosa.
Io sono riuscita a svegliarmi dall’assuefazione dell’animo nella quale ero caduta. So che purtroppo molti ragazzi non ce la fanno da soli, perché se non si è forti dentro è difficile sconfiggere il mostro che divora il tuo corpo. Per questo non bisogna rimanere indifferenti di fronte a persone affette da tali disturbi.
È importante stare vicini alla persona che ne è affetta ed aiutarla a liberarsi dalla sottile ragnatela nella quale si sente imprigionata.

Studentessa del Mattioli di San Salvo


di Redazione IIS Mattioli - San Salvo


Condividi questo articolo




 

edit

Scrivi su Scuolalocale clear remove

Scrivi un articolo e invialo alla redazione di un Istituto.
account_circle
email
local_phone
pin_drop
Seleziona la redazione a cui inviare il tuo articolo

edit
mode_edit
Foto attach_file
Indietro
thumb_up

Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

Attendi una loro risposta, grazie!

doneChiudi
Racconta la tua esperienza in un progetto di alternanza Scuola-Lavoro.
Inserisci i tuoi dati, seleziona il progetto e racconta la tua esperienza. La redazione e il capo-redattore riceveranno e pubblicheranno il contenuto su Scuolalocale, nell’area progetti Scuola-Lavoro.
account_circle
email
local_phone
pin_drop
Seleziona la redazione del tuo Istituto o quella alla quale vuoi inviare il tuo articolo
Seleziona il progetto che vuoi raccontare. Non c'è? Chiedi subito al tuo tutor aziendale di inserirlo!
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
mode_edit
Foto attach_file
Indietro
thumb_up

Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

Attendi una loro risposta, grazie!

Invia la tua Idea clear remove

Descrivi la tua idea e inviala a Scuolalocale.
account_circle
pin_drop
Seleziona il tuo Istituto

Seleziona l'ambito della tua idea

mode_edit

thumb_up

La tua idea è stata inviata a Scuolalocale!

Grazie!

doneChiudi
Chiudi
Chiudi