Il codice dell’innovazione - Simposio scientifico sul rapporto tra scuola, università, imprese
 
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Il codice dell’innovazione

Simposio scientifico sul rapporto tra scuola, università, imprese

La tavola rotonda del Simposio scientifico (foto di Ludovica Valente)Il 3 febbraio 2018, presso il Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto, nell’ambito del “Festival della Scienza Ad/ventura”, si è tenuto il Simposio Scientifico “Scuola, università, imprese”. All’incontro hanno partecipato grandi personalità: il moderatore Alessandro Vizzarri del Dipartimento di Ingegneria dell’Impresa dell’Università di Tor Vergata Roma, Graziano Marcovecchio Presidente di Pilkington Italia, Giuseppe La Rana direttore di Assovasto, Nunzia Salvatorelli vicepresidente di Assovasto, Fabrizio Doremi Presidente di FoodiesTrip, Maria Grazia Angelini Dirigente Scolastica del nostro Istituto. Argomento centrale dell’incontro: l’innovazione in relazione alla scuola, all’università, alle imprese, tema particolarmente rilevante per i giovani che sagacemente dovrebbero cogliere queste occasioni per approfondire aspetti nodali per la loro vita, evitando di disertare vergognosamente responsabilità che riguardano il proprio futuro.

L’Ing. Vizzarri ha riflettuto sull’impatto che il progresso e l’avvento delle macchine hanno avuto sulla società. Con l’innesto di robot, la produttività delle imprese è triplicata. Oggigiorno circa il 20% del commercio globale avviene attraverso Internet. Singolari sono alcuni progetti che puntano a costruire edifici sfruttando la stampa tridimensionale. L’innovazione è in forte incremento dunque nascono continuamente nuovi mestieri che richiedono ultime e specifiche abilità. Secondo uno studio, l’uomo e la macchina, lavorando insieme, posseggono un maggior potere produttivo. Le imprese hanno la necessità di trovare profili che abbiano le capacità adatte a stabilire questa sinergia.

Nel 2017 l’Italia è risultata al 25° posto nella classifica delle nazioni per innovazione; anche per la digitalizzazione e le skills informatiche non si è piazzata certo ai primi posti. Difatti, il 40% delle imprese italiane trovano difficoltà nel reclutare personale con le adeguate competenze digitali. I laureati ICT in Italia sono pochissimi, circa 4 ogni 100.000 abitanti. Ci sono comunque dati positivi forniti dalle nuove imprese in campo agricolo, settore che sta riscuotendo successo soprattutto tra i neolaureati sotto i 30 anni con competenze digitali.

La dott.ssa Salvatorelli ricorda che veniamo da una crisi economica che ha danneggiato moltissime imprese. Raggruppare un gran numero di queste aziende può significare riuscire ad ascoltarle e carpirne le esigenze; esse sono il “volano” del nostro territorio il cui sviluppo coincide strettamente con la promozione e l’attuazione del benessere economico-sociale. Per aiutare sia i giovani che le imprese è importante capire quali siano le nuove competenze richieste in quella che viene definita la “quarta rivoluzione industriale”. L’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa e per il suo sviluppo richiede un aggiornamento indirizzato verso le nuove tecnologie poiché il futuro sarà indiscutibilmente digitale. È fondamentale l’internazionalizzazione giacché il mercato odierno è ormai globale ed i prodotti sono commerciabili in tutto il mondo. Servono solo gli strumenti che permettono questo. Si stanno promuovendo associazioni di imprese come l’Assovasto che ha ideato un comitato tecnico-scientifico che raggruppa molte istituzioni cercando di soddisfare i bisogni delle imprese. Basilare la conoscenza delle lingue, in particolare l’inglese, la cui padronanza è una condizione innegabile per poter competere in un mercato globale da cui altrimenti si verrebbe esclusi.

Il dott. La Rana ha evidenziato la necessità di una collaborazione tra il mondo imprenditoriale e la scuola, portando all’attenzione del mondo scolastico i veri problemi delle imprese, riuscendo a trovare delle soluzioni complementari. E’ necessaria una sinergia poiché un approccio “isolato” sarebbe anacronistico ed antagonista nei confronti dell’innovazione.

La dirigente scolastica, prof.ssa Maria Grazia Angelini ha ricordato che l’alternanza scuola-lavoro è stata promossa con l’approvazione della legge 107 del 2015 (la “Buona Scuola”). Questa legge è stata una novità che ha visto protagoniste tutte le scuole. Le ore obbligatorie sono state portate a 400 per gli Istituti Tecnici e Professionali e 200 per i Licei. È un nuovo modo di fare scuola e didattica ma ancora oggi si riscontrano delle difficoltà. Per i dirigenti scolastici non è stato per nulla semplice creare una situazione di distensione che permettesse agli studenti di superare la lezione “frontale”, affiancando alle conoscenze le competenze. È stato complesso far sì che si creassero canali di grande potenzialità per un’alternanza orientativa. Ovviamente le scuole dovrebbero rispondere alle esigenze delle aziende. Si è visto, infatti, quanto siano importanti il gioco di squadra ed il problem-solving che l’alternanza scuola-lavoro può migliorare. Su questi valori è orientato anche il “Festival della Scienza”, che ha stimolato nei ragazzi una voglia di fare che oltrepassa il semplice “riportare” una conoscenza.

Nella Pilkington sono stati accolti 65 ragazzi per ciascuno dei 5 istituti coinvolti, impegnandoli in un programma triennale, il che costituisce un impegno per l’azienda che deve predisporre un’accoglienza. L’alternanza scuola-lavoro offre alle scuole la possibilità di mettersi in gioco con novità tanto innovative per i ragazzi quanto per i docenti;  le esperienze saranno riportate durante il colloquio orale dell’esame di Stato.

Il dott. Marcovecchio, ha fatto notare quanto i codici siano importanti per l’economia, tanto che il greco “nomos” rimanda a regola, ossia codice. Gli studenti della nostra scuola hanno realizzato un codice etico, facendosi protagonisti di una “regola” che parla di rispetto. I ragazzi hanno bisogno di regole ed in ambito aziendale hanno dimostrato di saper agire in tale contesto. Quello etico è la somma di ogni codice di comportamento.

Marcovecchio ha poi ha citato il caso esemplare di un ragazzo che, tracciando righe su una spiaggia di Miami, pensando in modo innovativo, inventò i codici a barre, per far capire quanto più delle competenze informatiche e linguistiche, siano importanti idee nuove derivanti da persone innovative. Si punta più sul ragionamento dei ragazzi che sullo studio durante le attività di alternanza. Questa ha alcune imperfezioni, derivanti dalla mancanza di una regolamentazione ben definita del suo svolgimento da parte della legislazione. Spesso è ritenuta una perdita di tempo dai docenti, in più è un impegno da parte delle aziende. Sorgerebbero dubbi riguardo il senso della stessa se si dimenticasse che potrebbe migliorare la scuola come non mai. “Se si vuole avere qualcosa che non si è mai avuto bisogna fare qualcosa che non si è mai fatto” diceva Steve Jobs.

Fabrizio Doremi ha evidenziato l’importanza dell’estrazione di conoscenza dai dati piuttosto che della loro digitalizzazione: ci sono analisti del digitale preposti a questo. All’interno dei team è fondamentale una eterogeneità rispetto alle sole skills informatiche. È necessaria passione all’interno del gruppo affinché apporti il proprio know how ad un sistema migliorabile. Bisogna saper essere prima che saper fare. Non deve mancare l’aspetto umano, il coraggio di lanciarsi nel lavoro. Ai ragazzi manca la curiosità umana, per quanto siano preparati e digitalizzati.

L’ing. Vizzarri ha affermato che l’informatica dovrebbe essere insegnata già prima dell’università. Le competenze tecnico-informatiche sono insufficienti e dovrebbero essere migliorate. Nei confronti del mondo digitale i ragazzi dovrebbero passare da un approccio ludico ad uno lavorativo.

La dott.ssa Salvatorelli ha ricordato l’inesistenza del lavoro fisso e la necessità di un diverso orientamento nei suoi confronti. È culturalmente necessario un cambio di passo verso l’era digitale. Parlando di ricambio generazionale, è emerso che in Italia, ricca di imprese a conduzione familiare, le nuove generazioni sopportino un passaggio critico. L’azienda, preparata a questo “cambio di timone” con anticipo, vivrà più a lungo grazie ad un ricambio generazionale sereno e tranquillo.

Il dott. La Rana ha fatto notare come si punti sulla valorizzazione delle scuole, base di partenza per le imprese del futuro. Il 33% dei giovani in Italia è impiegato in attività imprenditoriali. Per innovare si deve pensare al nuovo, legato all’immaginazione ed alla realtà delle esigenze.

La prof.ssa Angelini ha sottolineato che la collaborazione tra scuola-famiglia è fondamentale ma complessa. I genitori sono soliti avere atteggiamenti difensivi contro la scuola anziché collaborativi. L’inserimento nel mondo del lavoro deve iniziare nel percorso scolastico nel quale non bisogna limitarsi ad un apprendimento erudito ma bisogna saper essere.

Il prof. Vizzarri lancia un messaggio conclusivo: “non perdere la passione e la creatività, perché su queste si può fare l’impresa, combinandole al codice dell’innovazione”.

Bellissimo l’augurio della nostra Dirigente: “non smettete mai di sognare!”.

 

Andrea Benedetti


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