Laboratorio di biomeccanica teatrale di Mejerchol’d - Laboratorio teatrale al Polo Liceale Mattioli
 
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Laboratorio di biomeccanica teatrale di Mejerchol’d

Laboratorio teatrale al Polo Liceale Mattioli

Claudio Massimo Paternò durante uno degli esperimenti. Foto di Dominik Miotla

L’evento che si è tenuto lunedì 29 gennaio nell’Auditorium del Polo Liceale “R.Mattioli” è solo uno dei tanti momenti del Festival della Scienza 2018. L’incontro è stato condotto da Claudio Massimo Paternò, diplomato come attore nel 2000. Paternò ha iniziato un percorso di approfondimento della Biomeccanica Teatrale di Mejerchol’d con il M° Gennadi Nikolaevic Bogdanov . Insieme fondano il Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale (CISBiT) con sede a Perugia. L’artista ha dato inizio al suo laboratorio affermando che "l’azione è il primo linguaggio dell’attore".

 

Cosa accade all’attore e alla sua voce quando recita un testo?

 

Secondo il senso comune, all’attore spetta il compito di svolgere bene il suo ruolo e seguire le indicazioni del regista. Il ruolo è fissato, in termini di indicazioni (didascalie più o meno generiche, a seconda dei casi), nel testo drammaturgico. Il regista ne propone una lettura e all’attore spetta realizzarla sul palcoscenico attraverso l’uso della voce, dei gesti, dei movimenti nello spazio. È il rito dell’interpretazione. Ciò che colpisce a primo impatto è la sua azione e il suo ruolo nella vicenda.

 

In cosa consiste l’azione?

 

Preciso che l’azione si basa su un obiettivo. Ad esempio se devo dare la mano a qualcuno devo avere un punto preciso verso cui indirizzare la mia azione. Al fine di comprendere meglio l’azione, deve risultare chiaro se essa sia finita o meno. In generale, un’azione risulta finita nel momento in cui il corpo si ferma. Uno degli obiettivi più importanti che un attore deve avere è suscitare l’interesse del pubblico e questo, il più delle volte, lo si cattura se vi è un dialogo. Dunque non ci si basa su un monologo che risulta noioso.

 

Proprio per questo Claudio Massimo Paternò ha interagito con il suo pubblico facendo degli esperimenti. Ha chiesto ai presenti di alzarsi in piedi e di rimanere fermi; subito dopo li ha fatti sedere. A questo punto la sua domanda è stata: “sapete descrivermi ciò che avete appena fatto?”. Apparentemente è una banalità ma spiegarlo risulta difficile. Per cercare di essere più chiaro ha ripetuto lui stesso questa azione alzandosi dal basso gradino dell’Auditorium e ha chiarito che, poggiando la mano sul gradino, mettendo peso sul braccio e spingendo con forza il gradino in basso per alzarsi in alto, è riuscito nel suo intento. Tuttavia ogni azione principale è preceduta da almeno un’azione preparatoria. Molto spesso volge la mente al pensiero di cosa vorrebbe fare in un determinato momento. Le idee della mente, nella vita quotidiana ma anche nello stesso teatro, devono trasformarsi in azione per far sì che siano alla portata del pubblico.

 

Qual è l’azione che cattura più attenzione?

 

La maggior parte delle persone vede le cose in movimento. Le prede stanno immobili per non farsi vedere dai predatori. Al contrario, gli attori si muovono e muovono la fantasia delle persone.

 

Con le sue parole, i suoi gesti ha affascinato il suo pubblico e ha fatto anche riflettere. “Se pensi di poter fare una cosa, falla. Nell’azione c’è genialità, potenza e magia”. (Goethe)

 

 

 

Maria Giulia Troilo


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